Mi conviene aprire Partita Iva?

Aprire la partita iva è un passo importante che spesso spaventa, ma con qualche semplice ragionamento è una decisione che si può prendere molto più serenamente di quel che sembra.

Il tema spaventa non tanto per il fatto in sé (in fondo si tratta di un modulo compilato all’Agenzia delle Entrate) ma per ciò che rappresenta:
  • innanzitutto devi essere convinta che il lavoro che fai sia quello che vuoi veramente, e non sempre ci è così chiaro in testa; come vedremo in seguito, devi essere determinata perchè, una volta aperta la partita iva, poi devi fatturare per benino se no son guai (tributari).
  • poi devi trovare il coraggio di dichiarare al mondo intero chi sei e cosa fai e questo, soprattutto per noi donne, è spesso il momento più difficile; facciamo fatica a credere in noi stesse e ancora meno a comunicarlo agli altri.
Con questi due requisiti soddisfatti si può andare avanti, in un percorso crescente di gioia e soddisfazione condito da buone dosi di timore e stress, un po’ come decidere di sposarsi!

Vuoi sposarmi?

In effetti matrimonio e partita iva sono molto simili: aprire la partita iva ha quest’aura di timore reverenziale che spesso confonde e spaventa ma, come il matrimonio, è una scelta importante da prendere con serenità.
Magari non sei proprio sicura di aver trovato il tuo uomo-del-per-sempre ma se ascolti il tuo cuore senza veli e paure, ti sarà subito chiaro quel che vuoi fare, giusto?
Ecco, con la partita iva è uguale ma ti basta fare due semplici conti, e quindi in realtà è più semplice che sposarsi, evviva!
Perciò via le paure e calcola in quale delle tre sezioni del grafico sottostante ti trovi!
La decisione ruota intorno al concetto di azienda, perché sono le aziende che devono avere una partita iva.
Grandi o piccole, individuali o societarie poco importa, perché un’azienda è un’organizzazione stabile che, impiegando le risorse materiali ed immateriali acquisite, attua un processo coordinato e razionale volto alla creazione di ricchezza, tramite la produzione o lo scambio di beni o servizi, e al consumo di quella precedentemente acquisita.
Noi come singoli individui siamo persone fisiche mentre le aziende sono considerate persone giuridiche. Noi paghiamo le tasse come persone fisiche, l’IRPEF, mentre le aziende come attività.
Perciò la domanda a cui devi rispondere è: la tua attività handmade è un’azienda?

Step 1.

Abbiamo detto che la partita iva si apre quando si dichiara che abbiamo un’attività strutturata e continuata nel tempo.
Se sei una crafter alle prime armi non ti conviene fare questo passo, e d’altra parte non ti viene nemmeno richiesto dalle legge, perché se non c’è continuità non si tratta di un’azienda. Punto.
Perciò continua serenamente a coltivare la tua passione nel tempo libero senza paure ed esitazioni…almeno fino a quando non farai un level-up allo step successivo.

Step 2.

Ti dedichi alle tue attività handmade per almeno due giorni equivalenti alla settimana? Complimenti! Che sia tutti i weekend, 4 pomeriggi a settimana o molto più variabile non importa: l’importante è che complessivamente ti ci dedichi con continuità.

In questa fase devi valutare un’unica cosa: se e quanto vendi.
Se vendi le tue creazioni ma complessivamente nell’anno non arrivi nemmeno vicina a 5.000€ allora non ti conviene aprire partita iva. Per la legge italiana valori inferiori a tale soglia sono considerati comunque attività occasionale.
Perciò anche se per te è già diventata un’attività continuativa fino a che non vendi per importi annui superiori a 5.000€ per lo Stato italiano non sei ancora classificabile come azienda.
E quindi non devi aprire partita Iva. Semplice.
In questi casi ti basterà dichiarare quello che vendi, è sufficiente un blocchetto di ricevute generiche con il tuo codice fiscale, che a fine anno sommerai agli eventuali altri tuoi redditi per il calcolo dell’IRPEF.

Step 3.

Hai un’attività vera e propria, continuata e che ti da un reddito più o meno costante e con importi annui molto vicino ai fatidici 5.000€.
Allora sei un’azienda, congratulazioni! Anche se molto piccola e individuale sei ormai papabile per essere classificata come un’azienda. E quindi iniziano i dolori, ma solo economici.
Si perché non sei semplicemente un’azienda ma un’azienda artigiana. E purtroppo le aziende artigiane in Italia hanno una serie di balzelli da cui non possono esimersi.

La legislazione tributaria dell’azienda artigiana è stata pensata con un sistema economico produttivo diverso:
  • l’artigiano aveva un laboratorio con dei macchinari grossi, costosi e anche abbastanza pericolosi perciò bisognava tutelare chi ci lavorava dal rischio di farsi male (contributo INPS)
  • e l’investimento iniziale era tale per cui una tassazione fissa sull’attività non sembrava una difficoltà insormontabile: “con tutto quello che hai dovuto investire in macchinari, cosa vuoi che sia aggiungere qualche soldo in tasse”.
Oggi invece il sistema produttivo è totalmente differente, si sono abbassati moltissimo sia i livelli di investimento richiesti sia la pericolosità dell’attività micro-artigiana, ma la legislazione è ancora indietro.
Infatti appena apri partita Iva come artigiana devi versare all’INPS i contributi, che purtroppo hanno una componente fissa piuttosto alta, intorno ai 4.000€ all’anno.
E poi dovrai pagare le tasse su quello che fatturi; anche nello step 2 le pagavi ma come parte della tua dichiarazione di individuo (persona fisica) e non come azienda (più alte, ahimè).
Perciò il calcolo è presto fatto.
A parità di ore lavorate e risorse impiegate, ti basta fare il conto dei soli costi emergenti (cioè nuovi, quelli che nello step precedente non avevi) rispetto al fatturato minimo.

Sì, lo voglio!

Come puoi vedere quindi aprire la partita Iva diventa solo più un problema temporale, di capire quando è il momento giusto per farlo rispetto ai tuoi volumi di attività.
Ti basterà valutare quanto aspettare, magari rinunciando a qualche vendita in più se ti fa avvicinare troppo al limite, e prepararti per il balzo verso livelli di attività più elevati!
A questo proposito due piccoli consigli per prepararsi bene, a me hanno permesso di vivere tutto questo periodo di transizione con molta più serenità:
  1. scegli un buon commercialista, uno che ti venga incontro e che ti spieghi queste cose prima ancora di farle, per evitarti inutili brutte sorprese;
  2. salva, misura e sviluppa i tuoi progetti più grandiosi per essere pronta a farli fruttare appena sarà il momento giusto
 E ora sei pronta, verso l’infinito e oltre!
E se hai domande scrivi nei commenti qui sotto, ti risponderò in men che non si dica.